Forum dei "Monti Ernici"

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30.03.1963: disastro aereo Monte Serra Alta - Sora
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Francesco
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MessaggioInviato: Gio Nov 22, 2007 10:58 pm    Oggetto: 30.03.1963: disastro aereo Monte Serra Alta - Sora Condividi su Facebook Rispondi citando

[INTERVENTO DELL'AMMINISTRAZIONE:

Questo interessantissimo argomento è iniziato con la seguente richiesta:

ciao a tutti e complimenti x il forum!

ho saputo che sugli Ernici c'è il relitto di un aereo (un douglas dc3) precipitato nel 1963. potete indicarmi come raggiungerlo (e possibilmente le coordinate x il gps)?

grazie di nuovo!

j.r.

formulata da jollyroger88 il 22 novembre 2007.



In considerazione del fatto che i Monti Ernici sono stati teatro di due incidenti aerei avvenuti rispettivamente in data 30 marzo 1963 presso la vetta di Monte Serra Alta (Sora) ed in data 25 maggio 1932 presso Fossa Susanna nell'areale di Prato di Campoli (Veroli) si è deciso di divedere il thread originario in due distinti argomenti ciascuno dei quali, ovviamente, riferibile al titolo stesso...

A QUESTO LINK direttamente l'incidente aereo di Fossa Susanna]





Ciao jollyroger88,



ben trovato su questo sito Very Happy . Come dicevo soltanto ieri ai Migrators fa veramente piacere che questa piccola comunità virtuale si ingrandisca sempre di più...



Dunque, per tornare al tuo interessantissimo quesito che mi auguro riscuota il giusto seguito di interventi da parte degli altri amici del Forum (in particolare i Verolani), premettendoti che non conosco nulla di aeronautica, devo chiederti di essere più preciso.

I siti con resti di aeroplani sui Monti Ernici sono due:

Fosso Susanna nei pressi di Prato di Campoli e Monte Serra Alta, versante sorano dei Monti Ernici.



Aspetto la tua precisazione, allora. E non solo...



Saluti.

Francesco


L'ultima modifica di Francesco il Sab Ott 09, 2010 1:09 pm, modificato 5 volte
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jollyroger88
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MessaggioInviato: Lun Nov 26, 2007 1:28 pm    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Molto interessante anche la storia dell'aereo di Fossa Susanna, dunque!

Il Monte Serra Alta quindi è la vetta + a sud della dorsale degli Ernici, quindi?

scendendo da nord vesro sud si trovano il Pizzo Deta, il Serra Comune ed il Serra Alta, se ho capito bene?
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Francesco
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MessaggioInviato: Mar Nov 27, 2007 10:56 pm    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Ecco la scansione della cartina dei Monti Ernici edita dal C.A.I. sez. di Frosinone con la zona di nostro interesse:

Il sentiero per Monte Serra Alta, il nr. 22, è accreditato in circa 4 ore per la Vetta del Monte Serra Alta dal Convento dei Frati Passionisti di Sora.



P.S. Oggi ho contattato Vittorio Ferrari. Mi ha dato materiale dell'epoca (foto e articoli di stampa) e mi ha racconatato la sua interessantissima storia sul ritrovamento del relitto aereo di Monte Serra Alta.

Purtroppo ora non ho tempo per pubblicare questo materiale, spero di farlo domani...



Saluti.

Francesco



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Francesco
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MessaggioInviato: Ven Nov 30, 2007 1:44 pm    Oggetto: Sciagura aerea 30.03.1963 Monte Serra Alta Condividi su Facebook Rispondi citando

Bello ed appassionato il racconto di Vittorio Ferrari, ricordi lucidi e reali nonostante gli ormai trascorsi 44 anni!!!:



Primo pomeriggio di domenica 31 marzo 1963.

Vittorio Ferrari è a Sora pronto a partire per Frosinone dove Giulio Andreotti avrebbe inaugurato una struttura pubblica.

Un suo amico gli parla di strane luci avvistate nella tarda serata, 20.30/21.00, del giorno precedente, bagliori sinistri oltre la cima di Monte Serra Alta, lato Abruzzo/Balsorano ,visibili nonostante il brutto tempo...

Intanto le voci della scomparsa del DC-3 dell’Itavia partito da Pescara e mai arrivato a Ciampino si moltiplicano…

Vittorio ha un sussulto. Troppo strane quelle luci da poter essere scambiate per fulmini e quell’aereo scomparso, poi…Solo una coincidenza?!...

Vittorio non ha dubbi. Corre alla caserma dei Carabinieri e dopo non poca insistenza riesce a parlare con il capitano Zappi. Gli parla della sua intuizione e riesce a convincerlo ad inviare in esplorazione una decina di Carabinieri.

Verso le ore 19.30/20.00 un gruppo di militari ed alcuni frati partono dal convento dei Frati Passionisti di Sora per effettuare un sopralluogo “alla Serra”.

Niente, dell’aereo nessuna traccia.

Troppo forte la convinzione di Vittorio, troppa la sua conoscenza del posto.

Prepara un pezzo di pane, vino e formaggio e l’indomani, di buon ora, in compagnia di un amico decide di partire alla ricerca dell’aereo.

Durante la faticosa salita i due amici incontrano un gruppetto di ragazzi i quali, in cambio di un po’ di cibo per rifocillarsi, decidono di partecipare alla ricerca dell’aereo.

Ormai inizia a far tardi. Le giornate sono ancora corte, il tempo è pessimo e l’amico di Vittorio sceglie di tornare indietro.

La ricerca continua, lunga e faticosa tra la neve alta ma dell’aereo nulla…

Ore 16.30 di lunedì 02 aprile 1963.

Vittorio ed i suoi amici ormai vinti dalla fatica e sconfortati per la vana ricerca decidono di tornare a Sora. Non per la strada già fatta ma per la cresta così da accorciare il tragitto ed evitare di affondare nella troppa neve.

Circa un terzo del percorso. Vittorio si ferma per riprendere fiato, si gira rivolgendosi per l’ennesima volta a Monte Serra Alta ed… ecco che la sua attenzione viene prepotentemente catturata dalla “V” rossa dell’ala del DC-3 ora così evidente nel candido biancore della neve…

Superato quell’attimo di sbigottimento gli amici si precipitano verso il relitto.

Un primo tentativo fallisce. Troppo uguali dossi e vallette. Tornano indietro.

Riprendono i punti di riferimento e questa volta ecco il relitto dell’aereo.

All’approssimarsi del velivolo gli amici di Vittorio si fermano. Il timore riverenziale per quell’evento così eccezionale quanto drammatico impedisce loro di proseguire.

Solo Vittorio, il più grande di tutti nonostante i suoi appena 23 anni raggiunge il relitto.

Il suo racconto, finora lucido ed appassionato sì fa più greve, partecipato…

Lamiere contorte e bruciate, corpi straziati… quanto dolore….

Poco distante dal relitto i corpi del pilota e del copilota che nell’estremo tentativo di segnalare la posizione dell’aereo avevano appeso ad un faggio una sciarpa ed un cappotto…

E’ triste raccontare quei momenti drammatici…



Presi scarpa e cappotto Vittorio ed i suoi amici iniziano il mesto ritorno.

Circa a metà strada incontrano una pattuglia dell’aeronautica alla quale comunicano di aver trovato l’aereo indicandone la posizione. Il comandante della pattuglia pretende che gli vengano consegnati sciarpa e cappotto.

Vittorio si rifiutò di consegnare quanto richiesto. Ricorda, Vittorio, che a seguito di tale diniego nacque una breve discussione..e ricorda anche, e bene(!), come fossero ben equipaggiati e come disponessero di cibo e bevande…ma che non ne offrirono assolutamente a loro che dal mattino presto infreddoliti ed affamati ancora giravano in montagna…

Raggiunto il convento dei frati Passionisti Vittorio viene accompagnato da uno di loro, un suo amico, al campo sportivo di Sora dove era stato allestito il campo base delle operazioni di ricerca.

Qui un vigile urbano, un collega di suo padre deceduto soltanto qualche mese prima, lo invita a recarsi alla stazione Carabinieri di Sora.

Saputo del ritrovamento del relitto aereo il capitano Zappi organizza immediatamente i soccorsi allo scopo chiedendo consigli a Vittorio.

Questi, spiegata la posizione dell’aereo, l’asperità del terreno e le avverse condizioni climatiche, intuì che soltanto con i muli si sarebbe potuto raggiungere la zona e trasportare in città le salme, per cui Zappi lo incaricò di reperire bestie in numero sufficiente.

L’indomani mattina, alle ore 4, dal convento dei frati Passionisti parte la mesta spedizione di recupero con al seguito 20 muli

Arrivarono sul luogo del disastro alle 8 recuperando i cadaveri delle sfortunate vittime caricandole sui muli con barelle costruite sul posto con i rami dei faggio…



Questo il racconto appassionato ed a tratti commosso di Vittorio.

Interessante la sua ricostruzione dell’incidente secondo la quale l’aereo urtò con l’estremità dell’ala sinistra un enorme faggio che, come un perno, provocò lo schianto al suolo del velivolo.

E quella punta di ala, sostiene Vittorio, è ancora lì, conficcata in quel faggio.

A primavera ti ci porterò, mi dice…





Per la sua impresa Vittorio venne pubblicamente ringraziato dal Sindaco di Sora e dal Prefetto di Frosinone consolidando quella stima ed ammirazione che già, a soli 23 anni, si era guadagnato tra i suoi concittadini…



Un’ultima curiosità.

All’esito delle indagini, l’Itavia inviò un telegramma a Vittorio nel quale, comunicandogli appunto la fine dell’inchiesta interna, lo informava che il relitto aereo rimaneva nella sua completa disponibilità…



Un sentito grazie a Vittorio Ferrari, testimone protagonista di una delle più drammatiche pagine di storia vissute sui Monti Ernici…



In allegato alcuni articoli di stampa e due fotografie, materiale fornitomi direttamente dal gentilissimo Vittorio Ferrari.



Saluti.

Francesco



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jollyroger88
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MessaggioInviato: Ven Nov 30, 2007 5:50 pm    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Ciao Francesco,

oltre al doveroso e sentito ringraziamento a te e all'amico Vittorio, ti invito a creare una pagina sul vs.sito dedicata all'episodio.



riguardo all'incidente secondo me la causa + probabile è un'avaria ai sistemi di navigazione del dc3. la rotta doveva passare ben 60km a nord di Sora (a nord della piana di Avezzano). c'è chi sostiene che il pilota, persa completamente la rotta, abbia addirittura scambiato le luci riflesse nel fiume Liri per la pista di Ciampino



J.R.
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Francesco
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MessaggioInviato: Dom Dic 02, 2007 10:40 pm    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Figurati jollyroger88,



è stata un'occasione per rispolverare questa affascinante storia che ha avuto come protagonisti i Monti Ernici.



Sicuramente all'origine dell'incidente deve esserci stata un'avaria ai sistemi di navigazione dell'aereo.

Il gran brutto tempo, poi, deve aver fato il resto...



Sarebbe interessante conoscere l'esito delle indagine e delle inchieste interne.

In questo caso, però, non saprei proprio a chi rivolgermi... Crying or Very sad



Saluti.

Francesco
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Alessandro63
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MessaggioInviato: Dom Feb 17, 2008 2:36 am    Oggetto: Vi dico quello che so Condividi su Facebook Rispondi citando

Salve a tutti,



ho appena scoperto questo interessante forum, mentre navigavo proprio alla ricerca di notizie sul disastro aereo del 1963.



Mi occupo di trasporti e, in particolare, di traffico e sicurezza stradale, ma ho sempre avuto un certo interesse per alcune vicende "misteriose" che, purtroppo, hanno interessato i nostri trasporti aerei.



La vicenda del volo I-TAVI che, dall'aeroporto Liberi di Pescara, partì diretto a Roma Ciampino senza mai arrivarvi, è ben nota negli ambienti aereonautici e tra gli studiosi. Fu uno dei non pochi disastri avvenuti per il disorientamento del pilota, ma non certo il più inspiegabile. In quegli anni, infatti, erano avvenuti diversi incidenti inspiegabili con una dinamica simile tra cui, in particolare, ricordo il disastro del 22 dicembre 1956, quando un DC-3 della LAI (Linee Aeree Italiane), proveniente da Roma Ciampino e diretto a Milano Linate cadde sul Monte Giner, in provincia di Trento. Non è mai stato chiarito cosa ci facesse da quelle parti, né come mai il pilota non si accorse di quanto fosse andato fuori rotta.



Il disastro di Sora non fu, tra l'altro, l'unico incidente della compagnia Itavia che, oltre a diventare tristemente celebre per l'oscura vicenda di Ustica del 1980, aveva già perduto nel 1960 un quadrimotore Heron in volo da Genova a Roma Urbe, precipitato sul Monte Capanne (Isola d'Elba) durante un temporale (su queste vicende vi rimando al bel libro di Nicola Pedde, dedicato all'Itavia).



Ed era in corso un fortissimo temporale anche la sera del 30 marzo 1963 quando il DC-3 dell'Itavia (in realtà un C-47 del 1945, "convertito" come trasporto passeggeri alcuni anni prima), decollato un'ora prima dal Liberi di Pescara, si trovò in volo tra Sora e Balsorano. Come era arrivato laggiù? All'atto del decollo, il pilota era stato avvisato delle cattive condizioni atmosferiche nel Lazio e su Roma in particolare, condizioni confermate anche da un collega della stessa compagnia in volo da Pescara verso la Puglia (a quel tempo Itavia esercitava molte linee interne secondarie). Poco dopo il decollo, decise pertanto di virare su Roccaraso, così da trovare un tempo più favorevole. Ma un concorso di circostanze negative (strumenti malfunzionanti o non funzionanti affatto, mancata richiesta di assistenza, errore di valutazione) portò il pilota a credere di essere in prossimità di Roma, affermando via radio di aver già visto le luci della pista quando, in realtà, sembra abbia visto quelle di una strada. Resosi conto di essere fuori rotta, e confuso dalla scarsissima visibilità, decise allora di "forare su Ostia", ovvero di allontanarsi verso il mare in modo da ritrovare così un chiaro punto di riferimento e poter così atterrare verso Ciampino. Ed è proprio dopo aver effettuato una serie di strette virate che, pensando erroneamente di essere ad un'altezza di sicurezza, impatta contro il Monte Serra Alta.



La perizia disposta dall'Aereonautica Militare fu assai impietosa nelle sue valutazioni. Oltre infatti a considerare negativamente lo stato della strumentazione di bordo, ritenne la condotta del pilota estremamente superficiale nella gestione del volo, accusandolo di non aver voluto seguire alcune procedure previste in casi simili (la già citata mancata richiesta di assistenza) ma adducendo, soprattutto, una sopravvalutazione delle proprie capacità aviatorie, indotta dall'essere anche il capo istruttore della compagnia e, nondimeno, anche dalla presenza a bordo del vicepresidente dell'Itavia. Una condizione che, stando a quanto affermato dalla perizia, avrebbe indotto il pilota a non rinunciare al volo, benché informato delle pessime condizioni meteo. La perizia - il cui testo era fino a pochi mesi fa visibille anche in rete - si spingeva anche oltre ipotizzando (ma bisogna poi sapere come stavano le cose, in realtà) un probabile stato di "confusione mentale" del pilota, che gli avrebbe impedito di gestire con la necessaria freddezza e calma la situazione.



Se la perizia, e le immagini dell'aereo caduto (che trovate ancora oggi, in vari forum di appassionati di aviazione) sono impressionanti, lo è a mio giudizio ancora di più la trascrizione delle comunicazioni radio intercorse, nei minuti precedenti il disastro, fra la torre di controllo di Ciampino ed il comandante del DC-3. Purtroppo nemmeno queste trascrizioni sono più visibili in rete ed io, come un idiota, non ho pensato a salvarle ed archiviarle. Tutto quello che posso fare è raccontare a braccio quello che ricordo, ovvero il continuo chiedere da Ciampino all'aereo la sua posizione, ed il comandante che risponde di vedere Roma in lontananza, poi le luci della pista, per poi comunicare di aver perso il contatto visivo. Pur nell'asetticità ed ufficialità delle comunicazioni radio, emerge una progressiva e costante drammaticità, specialmente quando il comandante afferma, ad un certo punto, una frase del tipo "qui non funziona più niente..." che risuona come un'imprecazione disperata. Terribile, infine, leggere la trascrizione dell'ultima frase del comandante (ormai diretto verso Ostia), seguita dal susseguirsi delle diverse, vane chiamate da Ciampino verso l'aereo. Proprio nell'ora in cui avveniva l'impatto.



Il risultato della perizia mise in luce le carenze che a quei tempi Itavia (e forse non solo l'Itavia) avevano nel trasporto aereo, raccomandando una migliore gestione delle apparecchiature, e caldeggiando la sostituzione dei DC-3 con aerei più moderni. Cosa che, peraltro, Itavia aveva già iniziato a fare: pochi mesi prima, infatti, nel 1962, era giunto il primo degli Handley Page Herald biturboelica che, gradualmente, avrebbero preso il posto dei DC-3. All'epoca del disastro i piloti si stavano già ambientando con il nuovo velivolo. Velivolo che ricorderò sempre per essere stato il primo aereo mai preso in vita mia: il mio battesimo dell'aria lo ebbi, infatti, nell'estate del 1971, con un volo Roma Ciampino - Pescara. Proprio la stessa rotta del disastro, percorsa però in senso inverso.



Mi complimento con tutti voi per il materiale storico che avete pubblicato. Interessantissima, soprattutto in relazione all'epoca in cui la vicenda si svolge, la descrizione del ritrovamento dell'aereo ed i retroscena con i malintesi tra i soccorritori. Struggente infine, nell'articolo del giornale, la nitidezza dei dettagli con cui si narra il rinvenimento dei resti e degli effetti personali delle vittime.



Spero di non essere stato troppo prolisso nel riepilogo di quanto mi è dato conoscere. Ho sempre desiderato recarmi sul Monte Serra Alta, a visitare il relitto del DC-3. Senza ovviamente la morbosità che, purtroppo, in questi casi, salta fuori inevitabile ma soltanto per il desiderio di rivedere quello che per me è una testimonianza unica ed insostituibile della storia dei trasporti. Ed anche, lo ammetto, per conoscere meglio una zona d'Italia che, pur essendo di Roma, non mi è molto nota. Aver letto, finalmente, chiare indicazioni su come fare e come arrivare mi fa pensare che la cosa è possibile, e non solo eventuale.



Sono contento di aver incontrato questo sito, e le persone che lo animano.



Un saluto a tutti.



Alessandro
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Francesco
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MessaggioInviato: Dom Feb 17, 2008 9:03 pm    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Ciao Alessandro63,



ben trovato su questo sito....



Grazie per aver partecipato con la tua preziosa "testimonianza" alla ricostruzione di una delle "oscure vicende" che hanno avuto protagonisti i Monti Ernici.



Purtropppo non ho mai trovato altre notizie su internet ed è un vero peccato che i siti da te citati non siano più raggiungibili...



Per quanto riguarda Monte Serra Alta, sappi che Vittorio mi ha promesso di portarmi nel luogo del disastro quando le condizioni meteo saranno decisamente più favorevoli. Sarà mia cura darne avviso sul Forum...



Saluti,

Francesco
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Alessandro63
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MessaggioInviato: Dom Feb 17, 2008 10:08 pm    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Grazie a te, Francesco,



mi piacerebbe poter partecipare alla vostra escursione, quando la farete, anche per poter conoscere meglio la zona.



Spero quindi di incontrarvi presto.



Se riesco a recuperare qualche altra notizia sul disastro aereo del 1963, e magari inserire del materiale, lo farò certamente.



Saluti a tutti.



Alessandro
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jollyroger88
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MessaggioInviato: Lun Apr 21, 2008 10:49 am    Oggetto: Condividi su Facebook Rispondi citando

Alessandro63 ha scritto:
Grazie a te, Francesco,



mi piacerebbe poter partecipare alla vostra escursione, quando la farete, anche per poter conoscere meglio la zona.



Spero quindi di incontrarvi presto.



Se riesco a recuperare qualche altra notizia sul disastro aereo del 1963, e magari inserire del materiale, lo farò certamente.



Saluti a tutti.



Alessandro




Ciao Alessandro,

grazie per il tuo contributo. purtroppo l'incidente del DC3 Itavia non fu un caso proprio sporadico. errori di valutazione in fase di approach (spesso in condizioni di maltempo) da parte di piloti Alitalia portarono ad incidenti come quello di Bomabay nel 1962, e quelli di Palermo nel '72 (il più grave disastro aereo in Italia, fino a quello di Linate del 2001) e nel '78.

ancora nel 1979 un DC9 dell'ATI in avvicinamento a Cagliari (ancora di notte e con maltempo) precipitò sul monte Conca d'Oru/Santa Barbara; il relitto di questo aereo è ancora su quei monti (prorpio come il DC3 I-TAVI) e addidirttura si può vedere col programma Google Earth
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